Serie di articoli pensati per raccogliere e rispondere alle domande che abbiamo ricevuto da tuoi colleghi, professionisti e costruttori, che incontriamo nei corsi e convegni.
La domanda di oggi:
ci sono delle alternative all’impianto a pavimento tradizionale con il massetto?
In questo articolo vedremo insieme degli spunti su:
– Cos’è e come funzione un impianto radiante a pavimento?
– Quali alternative al sistema tradizionale con il massetto?
– Quali criteri valutare per scegliere il sistema caso per caso?

Nella foto tre esempi di impianti radianti a pavimento che saranno meglio analizzati nell’articolo.
L’impianto radiante a pavimento è una tipologia di sistema di emissione utilizzato per trasmettere calore o fresco ad un ambiente, tramite l’irraggiamento.
Il sistema prevede delle tubazioni disposte a circuito al cui interno viene fatta circolare acqua calda o fredda, in funzione della stagione.
Le tubazioni andranno quindi a scaldare il massetto e/o il pavimento e questo, a sua volta, cederà calore per irraggiamento al locale e alle persone.
Il concetto di funzionamento è molto simile a quanto già in uso in epoca greca e romana; quest’ultimi lo perfezionarono ulteriormente per utilizzarlo per scaldare le terme e le ville più prestigiose dell’epoca. In quel secolo era conosciuto come ipocausto (dal latino hypocaustum, (da ὑπό = “sotto” e καίω = “brucio”).
Il sistema viene in determinati casi preferito* ad altre metodologie di emissione per:
– il funzionamento a basse temperature, che si traduce in maggior efficienza energetica;
– l’aspetto architettonico che non crea vincoli sull’arredo;
– il comfort percepito dall’utente;
*Da non dimenticare che l’impianto va correttamente progettato e realizzato.

Il sistema tradizione più diffuso prevede:
– il posizionamento di un “pannello porta tubo”. Questo pannello può essere liscio o bugnato;
– la realizzazione di un massetto a copertura dell’impianto. Lo spessore sarà in funzione della tipologia di massetto; mediamente con un massetto tradizionale sono circa 5,0 cm sopra tubo. Con massetti autolivellanti questo spessore può essere ridotto.
– il pavimento posato con gli opportuni collanti e accessori.
n.b. nell’elenco non sono citati alcuni elementi accessori che sono comunque da prevedere per esempio: il tappettino anticalpestio, le fasce desolarizzanti…
Per ridurre lo spessore si potrà lavorare sul massetto o sul sistema che “porta i tubi”. Due possibili alternative a questi sistemi possono essere:
Questo sistema prevede la creazione dei circuiti direttamente sul supporto tramite una macchina fresatrice.
Il supporto può essere un massetto nuovo oppure un supporto esistente (p.es. il pavimento). Questo secondo caso diventa vantaggioso in tutte quelle ristrutturazioni dove non è conveniente demolire il pacchetto solaio esistente e dove non si ha margine per aumentare lo spessore del solaio (altezze interne).

Nella foto un esempio di impianto radiante a pavimento realizzato in una ristrutturazione. Le piastrelle esistenti sono state in questo caso pretrattate con un primer. Questo trattamento ha reso “appiccicosa” la superficie liscia delle piastrelle creando così il giusto grip a terra per le macchina fresatrice.

Nella foto un esempio di impianto radiante a pavimento realizzato in una nuova costruzione.
Il sistema prevede la posa, su un supporto nuovo o su un pavimento esistente, di un pannello porta tubo in gesso o materiale isolante (ad alta densità)
In questo caso particolare attenzione dovrà essere posta sull’incollaggio/fissaggio del pannello al supporto. Questo non dovrà avere movimenti in seguito alle sollecitazioni termiche a cui è sottoposto. Nel tempo potrebbero infatti portare ad un distacco della pavimentazione e alla disgregazione delle fughe (soprattutto con i grandi formati)

Nella foto un esempio di impianto radiante con pannello porta tubo presagomanto in EPS ad alta densità. In questo caso l’impresa ha optato per una distribuzione della colla a tutta superficie, per garantire la massima adesione al supporto.
I sistemi sopradescritti sono solo alcune delle scelte possibili. La scelta del sistema dovrà essere valutata e progettata ad hoc per il caso.
Di seguito una proposta riassuntiva delle caratteristiche dei sistemi sopradescritti.

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La domanda di oggi:
Il blower door test è efficace anche in primavera/estate?
In questo articolo vedremo insieme degli spunti su:
– Cosa misura il blower door test?
– Quando è utile eseguire questa prova sull’involucro?
– La stagione influenza il risultato?

Nella foto vediamo la strumentazione installata per l’esecuzione della prova.
Il blower door test, conosciuto anche come test di tenuta all’aria, è una delle diagnosi non invasive più diffuse in edilizia per testare la qualità dell’involucro edilizio.
Cosa misura questa prova?
Il test quantifica la tenuta all’aria dell’edificio. Il parametro di riferimento per capire se l’edificio è più o meno a tenuta è il valore di riferimento n50; ovvero il numero di ricambi d’aria in un’ora.
Valori bassi corrispondo ad edifici ad alta tenuta, valori alti corrispondo ad edifici con molti passaggi d’aria indesiderati.
Le principali certificazioni volontarie ci forniscono valori di riferimento sul risultato desiderabile, ogni label di qualità prevede dei valori limite di riferimento.
CasaClima per esempio prevede tre limiti diversi a seconda che si tratti di una certificazione Gold, A o una ristrutturazione. I valori n50 limite sono pari rispettivamente a 0.60, 1.5 e 3.00.
La prova tipicamente si svolge ultimata la costruzione (in condizione d’uso) oppure a chiusura dell’involucro prima di completare le finiture. In questo secondo caso, una tempestiva individuazione di eventuali criticità, permette di intervenire con opere correttive prima di consegnare il fabbricato e procedere con le finiture.
Il test è obbligatorio per le principali certificazioni volontarie – CasaClima, Minergie, Passivhaus – che forniscono, come abbiamo visto sopra dei parametri di riferimento.
La prova è comunque molto utile anche in tutti gli altri casi per verificare la bontà costruttiva. Una scarsa ermeticità oltre ad aumentare i consumi energetici ed essere una possibile causa di condense interstiziali può inficiare il corretto funzionamento degli impianti soprattutto quando ci troviamo davanti a impianti ad aria oppure a sistemi di ventilazione meccanica.
Per svolgere il test viene montato un ventilatore calibrato a controllo elettronico su un telaio ermetico posizionato tipicamente sulla porta d’ingresso o su un serramento.
Quando parte il test il ventilatore crea una differenza di pressione tra interno ed esterno, di circa 50 Pa, in depressione e poi sovrappressione (o viceversa).
Durante questa fase si verificherà uno scambio di aria tra interno ed esterno dei cosiddetti punti di infiltrazione, più o meno evidenti in funzione della qualità costruttiva.
Al test può essere abbinato un rilievo termografico o un generatore di fumo per meglio individuare le zone di infiltrazione oppure, la misurazione con il termoanemometro per la lettura della velocità dell’infiltrazione.

Esempio di rilievo della perdita d’aria da un serramento.
Per l’esecuzione del test le principali prescrizioni riguardano:
1) Una corretta preparazione del fabbricato per esempio la chiusura dell’uscita della cappa, il riempimento dei sifoni di scarico con acqua, la chiusura dei collegamenti esterni di ripresa ed espulsione della VMC..

2) L’assenza di vento con velocità superiori ai 3,1 m/s. Un’indicazione “visiva” della forza del vento, presente nella normativa UNI, viene dalla scala Beaufort.
Dalle indicazioni della scala Beaufort ricaviamo che le velocità superiori a 3,1 m/s corrispondono a una brezza fresca, scala Beaufort 3, ovvero foglie e piccoli ramoscelli in continuo movimento e con bandiere leggere tese.

Estratto della scala di Beaufort (Appendice D – UNI EN 13829:2002)
Da queste considerazioni capiamo che il test potrà essere eseguito in qualsiasi stagione, andranno però verificati alcuni fattori per esempio: la verificata la velocità del vento e la preparazione corretta del fabbricato.
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In questo articolo parleremo di:
In particolare approfondiremo interrogativi come:
– Cosa sono i ponti termici?
– Perché le muffe si formano negli angoli?
– Risolvere i ponti termici. Alcune soluzioni.
Un ponte termico può essere geometrico, ovvero un angolo con muratura uniforme senza pilastro? Perché le muffe si riscontrano in maggioranza negli angoli?

Formazione di muffe interne ad un appartamento.
La progettazione dell’involucro è determinate per evitare queste conseguenze, e non solo. Nello scorso articolo abbiamo anticipato un tema molto importante: la necessarietà della progettazione esecutiva.
Ma torniamo a noi…
I ponti termici sono zone dell’edificio dove varia la resistenza termica* dell’involucro. Questa variazione tipicamente è in diminuzione ovvero: minore resistenza termica à maggiori dispersioni di calore.
*Resistenza termica: possiamo immaginarla come il contrasto che il nostro involucro esercita per evitare che il calore lo attraversi. Valori bassi poca resistenza, valori alti elevata resistenza.
Possiamo riconoscere tre diverse tipologie di ponte termico:
– Ponte termico geometrico. La variazione della trasmissione di calore è data dalla differenza tra superficie interna ed esterna. Per esempio gli angoli di un fabbricato.
– Ponte termico strutturale. La variazione della resistenza termica deriva da una diversità di materiale, di stratigrafia. Per esempio in prossimità di pilastri in calcestruzzo in strutture a telaio.
– Ponte termico geometrico e strutturale. Il più ostico; la somma di entrambe le tipologie. Per esempio il pilastro in angolo.

Capire cosa sono i ponti termici e identificarli è solo il primo passo.
Per risolverli, o per mitigarne gli effetti, è importante progettare in modo integrato l’edificio, coordinandosi con le diverse figure coinvolte, per individuare le soluzioni migliori.
Tipicamente gli angoli, gli attacchi a terra, gli sbalzi, ecc. sono i punti maggiormente critici.
Dalla maggiore dispersione di calore che si verifica in questi punti ne consegue una minore temperatura superficiale.
Temperature superficiali basse e umidità interna alta sono i fattori che, una volta combinati, possono portare alla formazione delle muffe. Ad incentivare il fenomeno delle muffe spesso una ventilazione scarsa, perché l’utente magari è solito ad aprire poco o per nulla le finestre.
L’unica soluzione per eliminare l’impatto e le possibili conseguenze dei ponti termici è isolare il fabbricato.
In questo modo aumenterà la resistenza termica, si ridurrà la dispersione del calore e le temperature interne in queste zone saranno fuori dalla “zona di pericolo” formazione muffa.
Attenzione però: anche un edificio isolato correttamente necessita di una corretta ventilazione dei locali, in modo manuale o meccanico, per smaltire l’umidità.
Diverse sono le tecniche di isolamento, principalmente possiamo isolare dall’esterno o dall’interno.
Isolamento a cappotto esterno. Utilizzato sia per le nuove costruzioni sia per le ristrutturazioni. Nel primo caso sarà più facile eliminare i ponti termici grazie a possibili soluzioni tecniche sviluppate da aziende e costruttori e consolidate negli, si pensi per esempio ai disgiuntori strutturali degli aggetti.
Nelle ristrutturazioni è più complesso risolverli, in alcuni si può arrivare ad una sola mitigazione.
In questo caso si può pensare di abbinare al cappotto esterno degli interventi interni, come risolvi di isolante ad “elle” eseguiti con materiali igroscopici.

Mitigazione del ponte termico con un isolamento interno ad “elle” nel punto critico. Esternamente è stato realizzato un cappotto, la criticità della zona era determinata dalla presenza di una soletta a sbalzo di un balcone.
Isolamento dall’interno. Utilizzato molto spesso per le ristrutturazioni o in abbinata ad isolamenti dall’esterno.
Spostare l’isolante all’interno comporta una più accurata valutazione del comportamento igrometrico della stratigrafia e delle operatività di cantiere.
Isolando dall’interno la porzione di muro prima dell’isolante rimane fredda perché il calore viene trattenuto dall’isolante. È facile in queste condizioni la formazione di condensa interstiziale.
In questi casi si può optare per l’utilizzo di materiali igroscopici oppure di stratigrafie che prevedono l’installazione di una barriera a vapore sul lato caldo dell’isolate.
Attenzione però agli impianti!!
Quando si isola dall’interno i ponti termici è possibile risolverli o mitigarli ricorrendo al principio della sovrapposizione.

Isolamento dall’interno con schiuma minerale. A soffitto è stato risvoltato l’isolante per 1 metro circa per mitigare il ponte termico. (principio della sovrapposizione)
Utilizzato molto spesso per le ristrutturazioni o in abbinata ad isolamenti dall’esterno.
Altra strada possibile è l’isolamento in intercapedine che prevede l’insuflagio di materiale isolante in questo un’intercapedine di aria, tipicamente presente in alcune partizioni esterne di edifici datati.
In questo caso da valutare attentamente la presenza di eventuali interruzioni dell’isolante dovute alla presenza di elementi strutturali interni al paramento murario.
Riassumendo, i fattori principali che portano allo sviluppo di muffa quindi sono:
In ultimo, in caso di punti critici o per una maggior tutela, può essere interessante valutare l’utilizzo di pitture antibatteriche e antibiotiche. Studiate appositamente con una composizione chimica che ostacola la formazione di alcune tipologie di muffe.
La nuova rubrica che trascrive e risponde alle domande di tuoi colleghi professionisti e costruttori.
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In questo articolo approfondiremo interrogativi come:
I dettagli costruttivi che ha mostrato sono stati fatti dopo rispetto alla redazione del computo metrico per far fare i preventivi alle imprese? Se si, è stato necessario modificare il computo metrico? Si è riscontrato un aumento del costo totale avendo specificato tutti i dettagli?
La progettazione esecutiva è necessaria per ragionare, capire, dettagliare e descrivere le modalità per realizzare l’edificio ipotizzato e garantire contemporaneamente:
– Qualità “termica” dell’involucro: corretto isolamento termico per proteggere gli utilizzatori da freddo e caldo, assenza di ponti termici, temperature delle superfici interne omogenee
– Qualità “igrometrica” delle stratigrafie: evitare condense superficiali ed interstiziali.
– Tenuta all’aria e al vento.
– Risposta acustica dell’involucro: isolamento dai rumori del traffico o dei vicini per esempio.
– Tenuta all’acqua e deflusso delle piogge.
– Operatività di cantiere chiare, di immediata lettura e realizzabili.
– Corretta interazione con le componenti strutturali e impiantistiche.
– Accessibilità e fruibilità dei locali.
Durante questa fase progettuale vengono, a tal proposito, definiti i diversi sistemi, prodotti e accessori. Questa fase di studio è fondamentale per evitare che, a edificio ultimato, si verifichino vizzi e danni all’immobile. Molte criticità, come anche i rallentamenti di cantiere, possono essere infatti ricollegate ad una progettazione esecutiva poco approfondita.
1) Se non è stato definito come realizzare nel dettaglio il fabbricato difficilmente sarà possibile descrivere i vari componenti e sistemi, computare le quantità e stimarne il costo verosimilmente.
2) Il computo che potrà risultarne sarà quindi molto probabilmente incompleto e le valutazioni economiche che ne conseguiranno non potranno che essere a loro volta sottostimate o sovrastimate.
Il computo metrico, anche se spesso sottovalutato, è uno strumento molto utile per tutti gli attori della filiera:
– cliente avrà un quadro economico di spesa e potrà decidere come riorientare il progetto in funzione delle risorse a disposizione.
–l’impresa potrà valutare la convenienza di aggiudicarsi un determinato lavoro e avere un quadro chiaro di cosa dovrà eseguire.
–Il professionista avrà una base di partenza dettagliata per la verifica della contabilità e degli stati avanzamento lavori.
Inoltre i confronti e le discussioni per extra costi non previsti saranno maggiormente limitati a veri imprevisti e varianti non preventivabili e non ha una carenza iniziale di informazioni.
–Con la progettazione preliminare sono state definite delle stratigrafie ipotetiche del fabbricato e un’ipotesi di strutture. Un computo metrico in questa fase risulterebbe più generico e privo delle lavorazioni di circostanza necessarie per garantire la qualità.
–Con la progettazione definitiva (se ben realizzata) si ha un quadro molto più completo del fabbricato e di come potrà essere realizzato. Possiamo dire che le informazioni sono disponibili all’80%? Probabilmente andranno ancora definite nel dettaglio le forniture e i prodotti specifici ma, si dovrebbero avere un’idea e un progetto chiaro di cosa fare.
–Con la progettazione esecutiva viene definito tutto nel dettaglio, prodotti e sistemi. Il computo metrico potrà essere maggiormente esploso e approfondito perché sono disponibili le tavole che abbiamo visto all’inizio.
Per venire infine all’ultima interessante domanda:
Esempio: se costruire una villetta (senza sistemazioni esterne e spese tecniche) può costare 230.000,00 € possiamo arrivare a questa cifra con due strade: 200.000,00 € di preventivo e 40.000,00 di varianti oppure 220.000,00 € di preventivo e 5.000,00 € di varianti.
Il costo finale non cambia, anzi nel primo caso e non è un errore, il prezzo pagato sarà maggiore in seguito ai fermi di cantiere, alle rilavorazioni e alle riparazioni future.
Per concludere andrebbero considerati anche gli extra costi che i fornitori, professioni e imprese, si ritrovano a sostenere a causa della mancanza di definizioni, spese che ne impoveriscono i bilanci.
La nuova rubrica che trascrive e risponde alle domande di tuoi colleghi professionisti e costruttori.
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Francesco Spadi, Ingegnere civile, ha voluto raccontare la sua testimonianza dopo aver concluso il corso CQ in una video intervista.
Alessandro ha frequentato l’edizione autunno 2020 del corso, la seconda ad essersi tenuta interamente online con modalità webinar in diretta.
“Ho scelto di partecipare al corso CQ perché ne ho sentito parlare bene sia da amici del settore sia parte da parte di professionisti con i quali ho collaborato.
Le lezioni trattavano vari argomenti dalla fisica tecnica dei materiali, al rinforzo strutturale ma la cosa veramente interessante del corso, è che è tenuto da una serie di tecnici molto validi e molto preparati sui relativi ambiti di competenza e perciò ci davano informazioni sulla loro esperienza.”
“Il corso era strutturato molto bene perché c’era interazione e collaborazione tra gli organizzatori, docenti e partecipanti.
Il corso era in modalità online, gli organizzatori hanno sopperito alla mancanza della “classe”, raccogliendo le domande dei partecipanti e creando un colloquio, dibattito e confronto sull’argomento del giorno.
La possibilità del corso online, sviluppato tramite 2 lezioni di quattro ore l’una a settimana, ha facilitato la partecipazione agli studenti, permettendo loro anche maggior flessibilità con le esigenze lavorative.
“Sono molto soddisfatto di avere fatto questo corso.
Consiglio vivamente il corso perché per me è stato un grosso bagaglio culturale, è vero che sono tematiche trattate durante la formazione professionale all’università, ma i vantaggi sono il taglio pratico che viene dato e che le nozioni sono sempre datate all’ultimo aggiornamento.
Lo consiglio vivamente anche perché è u ottimo modo per migliorare sé stessi.”
Alessandro Mercanti, architetto progettista ed interior design, ha voluto raccontare la sua testimonianza dopo aver concluso il corso CQ in una video intervista.
Alessandro ha frequentato l’edizione autunno 2020 del corso, la seconda ad essersi tenuta interamente online con modalità webinar in diretta.
“Ho scelto di partecipare a questo corso perché mi è sempre piaciuto aggiornarmi rispetto alla formazione universitaria e quindi entrare nel mondo dell’edilizia
Vedevo sempre tanta confusione nell’ambito edile perciò ho deciso di partecipare per dare dei punti fissi e capire come stanno le cose. Ho frequentato vari webinar e corsi puntuali ma una visione organica come dà il corso CQ mi mancava e l’ho trovata molto utile.”
“La fusione dei punti di vista degli architetti, ingegneri e costruttori che tengono le lezioni, il taglio pratico che viene dato al corso è veramente il punto di forza. Ritengo che il corso CQ sia un corso BASE che dovrebbero frequentare tutti i professionisti”
“Sono molto soddisfatto di avere fatto questo corso, mi porto sicuramente l’aver imparato l’approccio alla materia.”
“Ho partecipato online, e sono felice di aver partecipato con questa modalità perché probabilmente è l’unico mondo in cui avrei potuto partecipare. Per esempio anche solo considerando il tempo che mi avrebbe preso il viaggio, sarebbe stato complicato.
Questo mi ha permesso maggior flessibilità con impegni lavorativi e familiari. Il fatto che sia stato online ad esempio mi ha permesso di partecipare a tutte le lezioni, assistendo contemporaneamente anche i miei figli.”
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Roberta Marcazzan, ingegnere specializzato in efficienza energetica e progettazione impiantistica, ha voluto raccontare la sua testimonianza dopo aver concluso il corso CQ in una video intervista.
Roberta ha frequentato l’edizione autunno 2020 del corso, la seconda ad essersi tenuta interamente online con modalità webinar in diretta.
“Ho scelto il corso CQ perché mi è stato consigliato da colleghi che lo avevano già frequentato negli anni passati poi, controllando anche su Linkedin delle persone che conosco e che stimo, avevo visto che lo avevano fatto e perciò mi sono convinta a frequentarlo.
Opinione molto positiva, sono stata molto soddisfatta del percorso, mi è piaciuto il fatto che le lezioni fossero interattive, con la possibilità di fare domande anche dopo le lezioni, contattando i docenti per mail e riscontrando da parte loro molta disponibilità nel chiarire i miei dubbi.”
“Il fatto che il corso si tenga in modalità webinar e non dal vivo non ha fatto differenza anzi è stato più facile seguirlo. La piattaforma su cui viene trasmesso è molto facile da utilizzare. Per esempio, mi è capitato di ritardare causa lavoro e quindi iniziavo a seguire la lezione dal telefono per poi continuarla dal computer in ufficio.
“2 pomeriggi a settimana è il giusto compromesso per non appesantire il corso. Le lezioni venivano alleggerite grazie ad aneddoti di cantiere ed esperienze passate rendendo il tutto molto più interessante.”
“Consiglierei il corso, l’ho già fatto perché a differenza di qualsiasi corso online questo è fatto dal vivo in diretta e i docenti spesso citano temi molto attuali come il Superbonus 110% perciò ricevevamo continui aggiornamenti e confronti su temi caldi.
Una cosa che ho apprezzato molto è l’interazione che è possibile col docente su materie e temi di cui mi occupo ogni giorno.
È difficile trovare persone esperte con cui confrontarsi. Il corso CQ offre anche questa opportunità.”
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Il webinar sarà un dibattito tra i rappresentanti dei Costruttori e dei Professionisti (scopri in locandina i relatori!).
Dal progetto al cantiere tutta la filiera edile deve essere coinvolta, rispettando e valorizzando le competenze specifiche. Dal confronto dovrà nascere una progettazione esecutiva condivisa, dove nelle tavole progettuali, e in dettaglio nei nodi costruttivi, siano riportate tutte le specifiche e indicazioni relative ai materiali, ai sistemi e ai diversi accessori scelti per garantire non solo il rispetto dei requisiti per la detrazione ma anche durabilità, sostenibilità, salubrità ed efficienza.
“tutta la filiera edile deve essere coinvolta, rispettando e valorizzando le competenze specifiche”
Per garantire quanto scritto poco sopra, un progetto ben strutturato e chiaro riveste un ruolo centrale. Meglio consolidare un team di lavoro o “arrangiarsi”?
L’edilizia oggi, sia che si tratti di ristrutturazioni come in questo caso sia che si tratti di edifici nuovi, ha raggiunto un grado di complessità molto elevato in diversi suoi aspetti: bisogni del cliente, materiali e sistemi, tecnologie e sistemi impiantistici, salubrità degli ambienti, sostenibilità ambientale – CAM, comfort, efficienza…
Per terminare con successo un intervento edilizio, di qualsiasi natura, sono richieste competenze molto elevate e specializzate raggiungibili, a nostro avviso, solo ragionando in gruppo.
Più teste, più idee, più controllo, più qualità finale… ovviamente con un buon coordinamento!
Fondamentale per assicurare il raggiungimento degli obiettivi prefissati, il coordinamento riveste un ruolo di grande importanza per la gestione di elementi diversi (architettura, struttura, impianti, normativa) affinché possano interagire tra loro in modo integrato ed armonioso.
Come? Con l’ausilio di una figura che sovraintenda tutte le fasi, dalla progettazione alla realizzazione, con conoscenze e competenze trasversali per facilitare il confronto e favorire l’integrazione e rispetto delle diverse esigenze.
Tempi e costi certi, quindi maggior marginalità, restituendo altresì una qualità dell’opera è certamente maggiore.
Vantaggi sicuramente anche per il committente, che vede rispettate le proprie richieste, oltre al budget di spesa
Cosa aspetti, scopri la locandina per tutte le informazioni! La puoi scaricare a questo link
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Un evento che si terrà online in 3 settembre dalle 17:00 alle 19:00
Il cosiddetto “superbonus” introdotto dal Decreto Rilancio potrebbe consentire finalmente di intervenire in modo ampio sul patrimonio edilizio italiano, obsoleto e in parte decadente, spesso non conforme alle normative antisismiche, acustiche e sull’efficienza energetica.
L’occasione è importante anche per rispondere alle nuove richieste del mercato derivanti dal recente lockdown: spazi più ampi e sistemi di trattamento e sanificazione dell’aria indoor sono tra le esigenze più sentite.
Ogni opportunità cela tuttavia dei rischi, che se non adeguatamente analizzati e affrontati possono impedire di raggiungere gli obiettivi prefissati.
► Come affrontare queste nuove sfide?
► Con quali competenze e professionalità?
► In che modo studiare, progettare e realizzare gli interventi?
Su questi ed altri interrogativi si confronteranno i rappresentanti dei Costruttori e dei Professionisti, uniti da quasi dieci anni nella promozione del progetto congiunto “CQ – Costruire in Qualità”:

Non è tutto! Con noi un moderatore fuori dall’ordinario. Forse lo avrai già conosciuto a febbraio in occasione del nostro convegno annuale; parliamo di Diego Parassole uno stand-up comedian, attore ed autore teatrale.
Cosa aspetti, scopri la locandina per tutte le informazioni! La puoi scaricare a questo link
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Il 29 Aprile si terrà un interessante Webinar gratuito organizzato da Costruire in Qualità per analizzare la situazione edile attuale, sulla quale sta sta pesando un passato instabile aggravato dall’incertezza di questo periodo.
Come il titolo suggerisce, il focus che guiderà la trasmissione sarà la progettazione e la gestione del processo edile.
Attuare un’efficace ed efficiente gestione del processo edile potrebbe essere la risposta alle difficoltà del nostro settore, creando una leva di rilancio.
Con un adeguato coordinamento si possono ridurre gli sprechi e le inefficienze, restituendo altresì soddisfazione personale e più marginalità.
Il primo intervento, dal titolo Coordinamento del processo e aumento della marginalità: Case history e confronto costi, sarà tenuto da Cristiano Vassanelli – Docente CQ, consulente esperto in fisica delle costruzioni.
In un panorama critico e particolarmente competitivo, la razionalizzazione dei costi di costruzione riveste un ruolo di capitale importanza.
Perdite di tempo, mancanza di organizzazione del cantiere, difformità dei prodotti e tempi di esecuzione incerti, stanno pesando sull’economia sia delle imprese di costruzione che degli studi professionali.
È giunto il momento di cambiare, è giunto il momento di equiparare l’organizzazione di un cantiere ad un flusso produttivo di modello industriale, è necessario iniziare a parlare di processo e del coordinamento di tale processo!

Il secondo intervento, dal titolo Dal progetto al cantiere: analisi di una costruzione seguita con metodologia CQ, sarà tenuto invece da Giuseppe Mosconi – Coordinatore Progetto CQ, esperto in tecnica delle costruzioni.
CQ è una metodologia che promuove l’edilizia di qualità attraverso corsi di formazione sulle più moderne tecniche e pratiche di costruzione, finalizzate alla realizzazione e alla ristrutturazione di edifici di qualità, durabili ed efficienti.
Durante l’intervento verranno presentati alcuni dei numerosi interventi edili dove l’applicazione di questo nuovo modus operandi ha già permesso di ottimizzare i costi e i tempi di progettazione e costruzione garantendo qualità e massima soddisfazione della filiera, nonchè del cliente.

La partecipazione al convegno dà diritto al riconoscimento dei Crediti Formativi Professionali.
Interessato? Riserva subito il tuo posto iscrivendoti dal link seguente. I POSTI SONO LIMITATI.
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